lo cresco con la musica. E tu?

[Intervista a Carla Pastormerlo e a Elena Rizzi, dell’Accademia Musicale "G. Marziali" di Seveso - tratta dalla rivista L'erbaMusica 29/98]

Una organica e originale proposta di introduzione alla musica per i piccolissimi - Musica, movimento, divertimento, istruzione: un cocktail sapientemente orchestrato di esperienze - Il libro di testo è già a disposizione: Io cresco con la musica, Editore Rugginenti di Milano

Come sono nati i corsi di introduzione alla musica?

Questo tipo di metodologia ha alle spalle una quindicina di anni, da quando ci siamo posti il problema di poter effettuare una sorta di introduzione alla musica per i bambini piccoli che si iscrivono alle lezioni di strumento. L'obiettivo era che il bambino di sei anni non fosse messo subito a studiare su manuali come il Pozzoli, ma avesse una educazione musicale di base un po' più concreta. Tra l'altro allora non si era ancora arrivati a formulare i programmi di musica della scuola elementare.

Che infatti sono del 1986.

Per cui i bambini arrivavano del tutto digiuni e il problema era trovare contenuti adatti alla loro età. In questo senso abbiamo cominciato a sperimentare privilegiando l'aspetto ludico. La dimensione del gioco ha cioè caratterizzato un po' tutte le attività, che si possono suddividere in: esercizi sui parametri del suono, cioè sull'altezza, l'intensità, di timbro e la durata, per quanto riguarda l'educazione dell'orecchio; ritmo e movimento, lettura dei ritmi musicali in difficoltà progressiva; educazione alla voce sono altre attività contemplate; in più l'uso di strumenti didattici a percussione che potesse continuare il lavoro sul ritmo e l'ascolto di semplici brani musicali. Da questa esperienza sono nati i livelli di corso previsti nei tre volumi del testo lo cresco con la musica (Rugginenti Editore) che abbiamo curato e corredato di una guida per l'insegnante.

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Esistono altri sussidi didattici per questo lavoro?

E' in preparazione la pubblicazione di un quarto livello, che uscirà l'anno prossimo e sarà provvisto anche di una audiocassetta. E sono indirizzati a due fasce di età diverse: H primo e H secondo sono adatti ai bambini dai quattro ai sei anni; il terzo e il quarto sono provvisti di un aspetto grafico più complesso e si rivolgono a bambini dalla seconda elementare in su. Anche i libri sono suddivisi in sezioni, facilmente identificabili da diversi colori, che comprendono proposte di lavoro relative alle attività di educazione dell'orecchio; lettura della notazione melodica; lettura della notazione ritmica; cantiamo insieme.

Sono le stesse attività che proponete durante i corsi?

Sì, praticamente la lezione, a livello di metodologia. è organizzata in modo tale che almeno tre o quattro tipi di attività diverse siano comprese ogni volta. Per esempio, con i bambini di quarta elementare che hanno già frequentato qualche anno da noi e suonano già uno strumento, si fanno sempre diversi tipi di lavoro: a volte si parte da un canto, come materiale dato, per costruire un accompagnamento con ritmi che poi vengono ripresi; oppure lo si utilizza per cantarlo in forma di canone; a volte lo registriamo, oppure lo colleghiamo a una serie dì proposte di ascolti, per esempio per affinare la percezione della differenza tra modo maggiore e modo minore; sempre. secondo un metodo induttivo che dalla proposta di un'attività concreta passi all'elaborazione di un aspetto teorico.

E per quanto riguarda l'aspetto motorio?

Il movimento è molto coltivato, soprattutto agli inizi quando viene legato al canto e all'ascolto. I bambini di quattro anni traggono molti benefici nell'unire dei gesti alla canzoncina: dal punto di vista muscolare sciolgono tutta la tensione che potrebbe esserci, cominciano a muoversi a tempo e tante volte sono aiutati nel comprendere e ricordare il testo della canzone. Molti gesti sono infatti collegati alle situazioni ritrovate nel testo della canzone e vengono inventati dagli stessi bambini che creano cosi. una specie di montaggio di azioni, rispettando il senso e il ritmo delle frasi musicali. Il risultato finale, visto dall'esterno, è una sorta di scenetta o pantomima e, per i più grandi, anche una specie di coreografia, ma quello che più importa è ciò che si è realizzato dal punto di vista della comprensione del pensiero e della costruzione musicali.

Oltre a scegliere i movimenti da associare alla musica, i bambini vengono m qualche modo invitati a intervenire creativamente in altri modi?

Certamente! 1 bambini spesso sia inventano le parole di un testo da associare a una melodia, sia ne decidono l'accompagnamento strumentale da realizzare con gli strumentini a loro disposizione. Per cui, da una piccola cosa proposta per affrontare un problema tecnico, come una questione ritmica o melodica, nasce una costruzione musicale più completa e complessa o anche uno spettacolo musicale. E nella scelta dei timbri da adoperare per l'accompagnamento si ha modo di raggiungere un altro obiettivo: quello di educare il gusto estetico-musicale.

Insieme ai cosiddetti "strumentini" a percussione, usate altri tipi di strumenti musicali?

Nei corsi di introduzione alla musica no, ma dopo un primo anno di avviamento, in parallelo a questi corsi, molti allievi cominciano a frequentare quelli di strumento (pianoforte, violino, chitarra, batteria ... ). E alcune volte si realizzano dei saggi, che noi chiamiamo "feste", in cui gruppi di bambini accompagnano ritmicamente con i loro strumentini il brano eseguito da un violinista e un pianista per esempio, in modo da realizzare qualche esperienza di musica d'insieme o da "camera" che frutta molto in termini di comprensione dì "come è fatta la musica".

Ci sono dei metodi a cui fate riferimento in particolare?

Per esempio, anche per il genere di costruzioni musicali cui si è accennato prima, una volta abbiamo scelto, come materiale di partenza, una melodia appartenete al repertorio di Kodaly. Proprio perché questo è un autore a cui facciamo molto riferimento: non solo perché le melodie molto semplici dei suoi canti si prestano bene al nostro lavoro, ma soprattutto per il metodo chironomico che si è rivelato molto adatto a sviluppare l'intonazione nel canto. Infatti le indicazioni date con segnali effettuati dalla mano sono di immediata comprensione .per i piccoli.

Quali accorgimenti usate con i bambini più piccoli che, per la difficoltà che hanno a mantenere la concentrazione a lungo, di solito sono i più delicati da curare in una lezione di musica?

Intanto bisogna dire che a loro vengono proposte attività per lo più nella forma del gioco. Per esempio durante le prime lezioni i bambini di quattro anni vengono invitati a riconoscere e ad apprezzare la differenza tra il suono e H silenzio tramite diversi tipi di gioco, come quello del "direttore" H quale, con dei segni convenzionali, tipo "mano aperta / mano chiusa", invita gli altri a suonare oppure a fare silenzio. Così non viene neppure negato quell'aspetto di sperimentazione piacevole e gratificante che è dato dal manipolare e provare subito i nuovi strumenti; nello stesso tempo questa sperimentazione viene regolata da un principio elementare e immediatamente assimilabile. Basate sul gioco sono anche le diverse attività pensate per sviluppare la capacità del riconoscimento timbrico e così via ... Inoltre abbiamo tenuto in conto la durata della lezione e abbiamo valutato che tre quarti d'ora sono il tempo giusto per ì corsi di questo tipo, perché oltre questo tempo i piccoli si stancano. Poi si presta particolare attenzione allo stato in cui arriva il gruppo-classe, di solito formato di una decina di bambini. Si vede di volta in volta come cominciare e molto dipende dal fatto se i bambini arrivano agitati, perché in questo caso si propongono prima delle attività che aiutino a creare un clima di lavoro, poi si organizzano i contenuti più specifici di quella lezione.

E nel caso di bambini particolarmente timidi?

Invitiamo le loro mamme ad assistere e a partecipare alla lezione, in modo che prendano coraggio e siano introdotti agevolmente nei giochi di gruppo dove pian piano trovano lo spazio e il modo di intervenire anche individualmente.

 

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Si conoscono già fra loro prima di incontrarsi qui?

A volte no, per questo motivo formuliamo giochi tipo quello della "chiamata silenziosa" per cui un bambino deve chiamare solo con le labbra un altro compagno. H fatto di parlare sotto voce piace a tutti proprio perché non implica un eccessivo coinvolgimento o particolari spostamenti né fisico-motori né emotivi: dunque il bambino, anche quello timido, si sente protetto; nello stesso tempo si cominciano a conoscere i nomi dei compagni e si sciolgono le prime eventuali resistenze.

Oltre che nel metodo, anche nel repertorio vi sono particolari scelte in riferimento all'età dei bambini?

Senz'altro le figure degli animali riscuotono un interesse e un consenso unanime presso i piccoli. Perciò i testi delle canzoncine che proponiamo vi fanno spesso riferimento. Tra l'altro le melodie del primo livello sono proposte all'ascolto con delle cassette in cui è registrata la voce di altri bambini, come a suggerire che sì, la proposta è dell'insegnante, ma i protagonisti sono loro e che semmai imparano per imitazione da altri bambini.

Ma la prima volta che li si invita a cantare, rispondono subito o magari succede che rimangano in silenzio per paura di esporsi?

Con i bambini piccoli si verifica un aspetto strano. A volte si fa una lezione in cui sono tutti contentissimi di sentir cantare, pur non ripetendo a loro volta la canzoncina. La lezione seguente la sanno tutti e hanno voglia di cantare. Poi magari non si ricordano il brano intero e la volta seguente invece dimostrano di tenerlo bene a mente. Per cui la maturazione di certe capacità può valutarsi solo dopo un certo periodo di tempo, pari a tre o quattro lezioni circa: questo implica anche un lavoro di programmazione che, pur tenendo di mira determinati obiettivi generali. procede di mese in mese, tenendo conto dei risultati e dei problemi specifici del gruppo-classe, per eventualmente modularsi in relazione alle esigenze emerse e ricentrando il lavoro nel modo più appropriato. E poi inutile insistere su di una stessa attività per troppo tempo, perché ciò può produrre addirittura l'effetto contrario: meglio tornarci successivamente e in più riprese.

Quindi ciclicamente...

Si, il concetto di un percorso di tipo ciclico è molto importante. Riproporre la stessa canzone in maniera sempre più elaborata, una volta aggiungendo dei movimenti, un'altra aggiungendo l'accompagnamento sonoro, permette di impratichirsi con quel brano in maniera varia e diversificata, rinforzando diverse abilità connesse all'esecuzione. La canzone è sempre la stessa, ma è come se assumesse ogni volta un volto diverso.

Questo discorso mi ricorda alcune indicazioni metodologiche previste dai programmi scolastici e so che entrambe siete docenti di educazione musicale nella scuola media. Allora vorrei chiedervi che cosa differenzia sostanzialmente il lavoro musicale indirizzato a ragazzi della scuola media rispetto a quello rivolto ai bambini, al di là, ovviamente, della qualità dei risultati imputabili alla diversa età degli allievi?

Innanzitutto tutte e due abbiamo fatto nostra l'impostazione di Carlo Delfrati, docente di corsi di didattica musicale presso il Conservatorio di Milano che abbiamo frequentato tanti anni fa. Per cui il tipo di lavoro, di attività e anche di modalità che abbiamo imparato con lui per le medie, in qualche modo sono risultati efficaci anche per questo lavoro con i bambini. Quello che risulta veramente differente è invece la possibilità che è data, quando i bambini hanno ancora quattro o cinque anni, di attivare e sviluppare delle abilità di base che all'età delle medie sono ormai molto più difficili da recuperare...

A questo proposito ci raccontereste una storia-tipo?

C'è una bambina che, quando è venuta da noi, a cinque anni, aveva difficoltà ritmiche perché non sapeva andare a tempo neppure con le marcette più facili. Inoltre aveva molti problemi con l'intonazione. Ora, a otto anni, oltre ad avere un'estensione di voce molto più ampia, è divenuta intonata e questo cammino l'ha portata a scegliere di suonare il violino. La sua insegnante di strumento conferma che sa riconoscere molto bene le note. Dunque si può dire che i progressi sono stati notevoli, almeno dal punto di vista dell'intonazione. Per risolvere del tutto i problemi ritmici ci vorrà magari più tempo. Questo fa capire anche come frequentare questi corsi abbia un senso e una funzione importanti nel recupero di certe abilità, e questo vale anche quando il bambino non ha intenzione di intraprendere poi lo studio professionale di uno strumento specifico.

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E' possibile curare individualmente l'allievo e seguirne il percorso in modo specifico?

In un gruppo di otto o dieci persone abbiamo la possibilità di ascoltare e curare brevi interventi singoli da parte di ciascuno. Ma anche nel lavoro d'insieme, quando diamo da eseguire parti vocali o strumentali diverse, possiamo assegnare compiti differenziati stando attente a calibrare le difficoltà in relazione alla persona e alle abilità che deve rinforzare.

In quanti siete a tenere questi corsi?

In questa scuola siamo in tre. In realtà a seguire il nostro metodo sono già una trentina di persone che lavorano in diverse scuole civiche dell’hinterland milanese, come a Cinisello Balsamo. Si tratta di una realtà in via di espansione, perché ultimamente sì sta sviluppando un certo interesse rispetto a queste possibilità musicali per i bambini, cosa che neppure ci immaginavamo quando abbiamo avviato la nostra esperienza una quindicina di anni fa.

Tra l'altro ho letto che tenete anche dei corsi rivolti a insegnanti di scuola materna, elementare e di propedeutica musicale.

O anche ad altri musicisti che siano interessati a un lavoro musicale con i bambini. Generalmente teniamo degli incontri teorici e poi avviamo i partecipanti a una sorta di tirocinio, prima facendo assistere alle lezioni, poi facendo partecipare fino al punto in cui viene fatta svolgere una intera lezione autonomamente. Il tutto nel giro di un anno circa.

E per contattarvi?

La segreteria dell'Accademia Musicale "G. Marziali", via S. Carlo 4 - Seveso - è aperta dalle ore 15 alle ore 19, tel. 0362.505119.

Francesca Martinez

 

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